Umano babilonese (2008) – Olio su tela – H 2,15 m × L 1,71 m
Umano babilonese (2008) – Olio su tela – H 2,15 m × L 1,71 m

Umano babilonese (2008)

Saggio curatoriale

Umano babilonese (2008) di Gheorghe Virtosu presenta un incontro incisivo tra astrazione e riferimento storico. Un denso gruppo di forme occupa il centro della tela, su un campo grigio ampio e fortemente lavorato. Sebbene l’immagine resista a un riconoscimento immediato, il titolo offre un punto d’ingresso, collegando l’opera all’antica città di Babilonia e all’idea della figura umana. Tuttavia, invece di chiarire l’immagine, il titolo introduce una tensione produttiva tra ciò che si vede e ciò che viene suggerito.

Lo sfondo svolge un ruolo centrale nella costruzione di questa tensione. Realizzato attraverso stratificazioni materiche, il grigio suggerisce al tempo stesso costruzione ed erosione. Evoca un senso del tempo che passa—superfici consumate, alterate o riportate alla luce. In questo modo, la pittura allude all’archeologia senza rappresentare un luogo specifico. Il riferimento a “babilonese” va inteso meno come contesto letterale e più come atmosfera di profondità storica e memoria culturale¹.

Al centro, il gruppo di forme suggerisce una figura, ma frammentata e instabile. Composta da elementi interconnessi—curvi, angolari e fortemente delineati—la figura resiste a una lettura unica e definitiva. Elementi che ricordano occhi, arti o strutture interne appaiono e si dissolvono sulla superficie. Il risultato è un corpo in stato di flusso, assemblato piuttosto che rappresentato come un insieme unitario.

Il colore contribuisce a questo effetto. Aree luminose di rosso, blu, giallo e rosa interrompono la struttura più scura, guidando lo sguardo attraverso la composizione. Questi colori non descrivono luce o volume; funzionano piuttosto come segnali all’interno dell’immagine. In contrasto con lo sfondo attenuato, creano una tensione tra energia e immobilità, suggerendo momenti di intensità all’interno di un campo più silenzioso.

Il riferimento a Babilonia nel titolo introduce ulteriori livelli di significato. Storicamente associata ai primi sistemi di scrittura e a una vita urbana complessa, Babilonia evoca anche frammentazione e molteplicità. In questo contesto, la forma centrale può essere letta come una sorta di linguaggio visivo—composto da segni che non si risolvono mai in un significato unico². L’“umano” del titolo non è quindi una figura definita, ma una presenza aperta costruita da relazioni mutevoli.

L’organizzazione spaziale rafforza questa incertezza. Il nucleo centrale appare isolato nel grande campo grigio, quasi sospeso o posto a distanza per l’osservazione. Allo stesso tempo, la superficie testurizzata suggerisce che la figura non sia completamente separata dal suo contesto. Sembra emergere dalla superficie pur rischiando di dissolversi in essa.

Umano babilonese invita infine a riflettere su come si formino identità e significato. Unendo un titolo storicamente carico a un’immagine astratta, Virtosu crea un’opera che resiste a un’interpretazione diretta. Il dipinto non propone un’idea fissa dell’umano; offre piuttosto una visione frammentata e in trasformazione, modellata dalla storia, dalla percezione e dall’atto stesso del guardare³.

Biografia dell’artista

Gheorghe Virtosu è un pittore contemporaneo il cui lavoro esplora l’astrazione come strumento per articolare condizioni psicologiche, sociali e sistemiche complesse. La sua pratica è caratterizzata da composizioni di grande scala che integrano segmentazione geometrica e fluidità biomorfica.

Formatosi in un contesto segnato da sconvolgimenti politici ed esperienze personali difficili, Virtosu traduce queste esperienze in un linguaggio visivo definito da intensità, trasformazione e sperimentazione strutturale.

Le opere della metà degli anni 2010 segnano una transizione verso ciò che sarà poi formalizzato come Neo-Perfezionismo, un quadro in cui l’astrazione funziona come sistema di forze interrelate piuttosto che come modalità rappresentativa.

Attraverso tecniche a olio stratificate e strategie compositive complesse, Virtosu costruisce ambienti immersivi che richiedono un coinvolgimento percettivo attivo e resistono a interpretazioni fisse.

Note tecniche

Medium: olio su tela

Dimensioni: 215 × 171 cm

Il dipinto combina un fondo fortemente materico con applicazioni più controllate di colore nelle forme centrali. Questo contrasto amplifica la percezione della profondità e della separazione tra figura e campo, consentendo al tempo stesso momenti di fusione.

Note

  1. Sulla memoria storica e la superficie nella pittura, si vedano le discussioni sulla materialità nell’arte europea del dopoguerra.
  2. Roland Barthes, Il grado zero della scrittura e altri saggi sul segno visivo e la sua instabilità.
  3. Michel Foucault, Le parole e le cose (1966), sui sistemi mutevoli di rappresentazione.

Bibliografia selezionata

  • Barthes, Roland. Il piacere del testo. Torino: Einaudi, 1975.
  • Foucault, Michel. Le parole e le cose. Milano: Rizzoli, 1967.
  • Foster, Hal et al. Art Since 1900. London: Thames & Hudson, 2016.
  • Krauss, Rosalind. L’originalità dell’avanguardia. Cambridge, MA: MIT Press, 1985.