Taoismo (2024)
Saggio curatoriale
17 Apr 2026In Taoismo (2022–2024), Gheorghe Virtosu costruisce un campo pittorico dinamico in cui forma, colore e organizzazione spaziale articolano un sistema di trasformazione continua. La composizione si sviluppa orizzontalmente come un ambiente interconnesso in cui elementi biomorfici e geometrici non si stabilizzano in identità fisse, ma rimangono in uno stato di transizione permanente. Piuttosto che presentare rappresentazioni simboliche, l’opera funziona come un’analogia visiva della concezione taoista del Dao: un processo generativo sottostante che non può essere direttamente rappresentato, ma che si esprime attraverso movimento e relazione1.
Al centro della composizione si trova una rete di strutture circolari e semicircolari che evocano la logica della polarità senza ridursi a un’iconografia esplicita. Queste forme suggeriscono il principio di yin e yang, non come opposti statici, ma come forze interdipendenti che si generano e si trasformano continuamente2. Zone scure e chiare, aree dense e aperte, e campi cromatici caldi e freddi interagiscono sulla superficie, producendo una condizione di equilibrio dinamico. L’equilibrio non è raggiunto attraverso la simmetria, ma attraverso una negoziazione continua tra stati opposti e complementari.
L’organizzazione spaziale del dipinto resiste a qualsiasi gerarchia. Nessun punto focale domina; al contrario, l’attenzione visiva circola tra zone interconnesse di attività. Questa decentralizzazione riflette la concezione taoista del Dao come principio non localizzabile e non gerarchico, che opera attraverso l’insieme delle relazioni piuttosto che da una singola origine1. Le forme emergono, si sovrappongono e si dissolvono, creando un processo continuo di divenire in cui i confini restano provvisori, in linea con modelli filosofici di differenza e trasformazione3.
Forme biomorfiche intrecciate generano fugaci suggerimenti di volti, animali e figure ibride, senza mai stabilizzarsi in rappresentazioni definitive. L’identità è trattata come una condizione transitoria piuttosto che come uno stato fisso, in accordo con l’enfasi taoista sulla fluidità e la trasformazione2. Queste forme emergenti funzionano come eventi percettivi, prodotti dall’interazione tra contorno, colore e stratificazione spaziale piuttosto che da una rappresentazione intenzionale.
Un sottile sistema di riflessione opera tra i registri superiore e inferiore della composizione. La fascia inferiore, con le sue qualità riflettenti e fluide, suggerisce inversione e ritorno, rafforzando la logica ciclica della trasformazione. Questo effetto di raddoppiamento richiama il principio taoista secondo cui ogni stato contiene il potenziale del suo opposto, e il movimento tra questi stati è continuo piuttosto che discreto4.
Cromaticamente, l’opera è strutturata attraverso contrasto e modulazione. Zone di saturazione e diffusione coesistono, producendo un’oscillazione ritmica che guida la percezione senza fissarla. Il colore non agisce come strumento descrittivo, ma come forza relazionale, intensificando l’interazione tra gli elementi e rafforzando il sistema sottostante di equilibrio attraverso la variazione. Questa instabilità del significato percettivo può essere ulteriormente compresa attraverso la nozione di différance, in cui il significato è continuamente differito dalla differenza relazionale5.
In definitiva, Taoismo articola un’ontologia visiva fondata sul processo piuttosto che sulla permanenza. La composizione non si stabilizza in un significato fisso, ma rimane aperta, invitando lo spettatore a entrare in un campo in cui tutti gli elementi sono definiti dalle loro relazioni e dalla loro capacità di trasformazione. In questo senso, il dipinto non rappresenta la filosofia taoista, ma ne costituisce una messa in atto.
Biografia dell’artista
Gheorghe Virtosu è un pittore contemporaneo il cui lavoro esplora l’intersezione tra filosofia, sistemi simbolici e astrazione visiva. Le sue composizioni su larga scala integrano forme biomorfiche, strutture geometriche e campi spaziali stratificati, producendo ambienti visivi complessi in cui il significato emerge dall’interazione relazionale e dalla trasformazione.
In dialogo con sistemi di credenze globali e quadri teorici, Virtosu traduce principi filosofici astratti in linguaggi visivi che resistono a interpretazioni fisse pur mantenendo coerenza strutturale. Il suo lavoro enfatizza processo, equilibrio e instabilità della forma, collocando la sua pratica in un dialogo tra astrazione contemporanea e indagine filosofica.
Centrale nella sua pratica è la serie in corso 10 Religions, in cui analizza le principali tradizioni spirituali attraverso l’astrazione. Ogni dipinto funziona come un sistema concettuale che mette in evidenza le logiche di trasformazione, interconnessione e percezione che definiscono i diversi sistemi di credenza.
Note tecniche
Realizzata a olio su tela in scala monumentale (2 × 6 metri), l’opera costruisce un ampio campo orizzontale che favorisce un movimento visivo continuo. Gli strati successivi di pigmento creano profondità e traslucenza, permettendo alle forme di emergere, sovrapporsi e dissolversi attraverso molteplici piani percettivi.
La composizione integra forme biomorfiche fluide con interventi geometrici controllati, producendo un equilibrio tra movimento organico e articolazione strutturale. Sottili variazioni di opacità e intensità cromatica generano zone di compressione e rilascio, rafforzando il carattere ritmico e processuale del dipinto.
L’assenza di un centro compositivo fisso e l’enfasi su un’attività visiva distribuita accrescono la qualità immersiva dell’opera, incoraggiando un’esplorazione percettiva prolungata.
Note
- Laozi, Tao Te Ching, trad. D.C. Lau (Londra: Penguin Classics, 1963).
- Zhuangzi, Le opere complete di Zhuangzi, trad. Burton Watson (New York: Columbia University Press, 1968).
- Gilles Deleuze, Differenza e ripetizione (New York: Columbia University Press, 1994).
- François Jullien, La propensione delle cose (New York: Zone Books, 1995).
- Jacques Derrida, Della grammatologia (Baltimore: Johns Hopkins University Press, 1976).
Bibliografia selezionata
- Laozi. Tao Te Ching. Trad. D.C. Lau. Penguin Classics, 1963.
- Zhuangzi. Le opere complete di Zhuangzi. Trad. Burton Watson. Columbia University Press, 1968.
- Deleuze, Gilles. Differenza e ripetizione. Columbia University Press, 1994.
- Jullien, François. La propensione delle cose. Zone Books, 1995.
- Derrida, Jacques. Della grammatologia. Johns Hopkins University Press, 1976.
